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Allevamento dell'Agapornis pullarius

di Paolo Bernardi

 

 

Intervista doppia a due allevatori italiani, grandi amici del Club

Luciano Socci e Sabino D'ambra


socci dambra

 

 

 

Dove e quando hai visto per la prima volta un Agapornis pullarius?

Luciano Socci: Mi sono stati regalati dall'Ing. Raffaele Albani il 10/05/1982. Li aveva presi il giorno prima a Wiesbaden.

Sabino D'Ambra: la prima volta che ho visto i pullarius è stato al campionato italiano di Reggio Emilia nel 2004.

Perchè hai deciso di allevarlo?

Luciano Socci: ho deciso di allevarlo perché avevo già allevato tutti i rappresentanti del genere (escluso ovviamente l'A.swindernianus)

Sabino D'Ambra: oltre alla particolarità della faccia rossa, che me lo fa sembrare un pagliaccetto, mi ha colpito l'eleganza, la tranquillità dell'animale e l'interazione che ha con l'essere umano

Come hai cominciato?

Luciano Socci: ho iniziato circa 60 anni or sono quando ho allevato a mano un passerotto "palletta". Ho riprodotto: passeri, cardellini, verdoni, lucherini, ciuffolotti, cardinalini, testina nera Gould (in estate) etc. etc. Poi 45/50 añni fa ho scoperto i pappagalli.

Sabino D'Ambra: sebbene fossero molto difficili da reperire, i pochi allevatori italiani che li avevano non cedevano, mi sono rivolto in Olanda e dopo ben due anni d'attesa, il signor Alfred Echten che è a mio parere uno dei migliori allevatori di pullarius, fu così gentile da concedermi una sua coppia che andai a prendere direttamente in Olanda con moglie e figlia piccolissima al seguito.

Dove li allevi? (strutture)

Luciano Socci: vivo a Roma e li allevo all'aperto da sempre, in gabbie da 90 cm

Sabino D'Ambra: sono animali a cui va dedicata molta cura e attenzione, per questo ho sacrificato la cameretta dei miei figli e predisposto delle batterie chiuse modello inglese, misure 100x46x40 con nido interno

Come li alimenti?

Luciano Socci: li alimento con un buon misto agapornis, spighe, mela, pastoncino "verdurello", misto spinus, semi foniogold, in estate pannocchie di mais fresche (allo stato lattiginoso) e bacche di pyracanta. I primi arrivati mangiavano solo spighe. Grit, osso di seppia e argilla completano la dieta.

Sabino D'Ambra: l'alimentazione è molto importante per i pullaria. Preferiscono semi piccoli, perciò tolgo tutti i semi di girasole dal misto inseparabili e ci aggiungo misto spinus, cardo mariano e misto cocorite. Inoltre non deve mancare la frutta, in particolar modo la mela sbucciata tagliata a dadini a cui ci aggiungo vitamina K, estruso piccolo alle verdure rosse e verde (evitando l'uso verdure fresche che non sono più genuine come Ai tempi addietro per via dei pesticidi e veleni), foniogold e qualche altro integratore che varia a seconda del periodo di muta o riproduzione.

Note particolari sulla riproduzione?

Luciano Socci: non si sono mai riprodotti in nidi "classici" mentre con nidi riempiti con tavolette di sughero si riproducono senza particolari difficoltà

Sabino D'Ambra: la riproduzione rappresenta il momento clou dell'allevamento dei pullarius Infatti si può beneficiare di una covata all'anno, raramente due, dove va fornito un nido riempito di strati di sughero nel quale viene preventivamente scavata una galleria con camera cova finale dove la coppia rifinira' a proprio piacimento

Perchè un allevatore dovrebbe prendere una coppia di pullarius?

Luciano Socci: Perché è un Agapornis straordinario nel corteggiamento, per il particolare tipo di nido: l'A. pullarius scava una galleria che termina con la Camera d'incubazione. Per il dimorfismo sessuale e non ultimo, per chi vive in condominio, per la sua silenziosità.

Sabino D'Ambra: i pullarius sono una delle più belle specie del genere agapornis. Sono così silenziosi da poter essere allevati tranquillamente in casa, in più non stanca mai allevarli ed ogni volta c'è sempre da scoprire qualcosa riguardo al loro carattere e alle loro abitudini

Altro?

Luciano Socci: In totale dal 1999 ne ho svezzati 59. Molti anni fa usavo la torba per la costruzione del nido, ma questo materiale si è rivelato non adatto in quanto tendeva a franare e si è rivelato un materiale "freddo" mentre con il sughero il nido è sempre caldo. Questo è importantissimo perché, come è noto, le femmine smettono di covare i piccoli quando questi hanno circa 10 giorni e fanno rientro al nido solo per alimentarli (come usano fare le femmine di cardinalino)

Sabino D'Ambra: l'unico consiglio che posso dare è quello che di essere veramente innamorati di questo piccolo, grande e meraviglioso inseparabile. Infatti la pulizia e l'alimentazione sono le uniche cose di cui necessitano quotidianamente. Sappiamo che il loro costo è piuttosto elevato data la difficile reperibilità e riproduzione perciò non consiglio questa specie a chi crede di allevarli come tutti gli inseparabili. La dedizione deve essere continua, ogni giorno per tutti gli anni, e vi assicuro che vedere delle uova o magari dei piccoli nascere sarà sempre un'emozione unica. Io li paragono ai miei figli e continuerò a dargli tutte le cure e l'amore possibile. Inutile aggiungere che questa specie è per veri esperti e non per novelli allevatori.

 

 

 

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