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L’utilizzo dei farmaci in allevamento

del dr. Tommaso Collarile

farmaciStoricamente molti allevatori di pappagalli, canarini ed uccelli in genere hanno utilizzato il “passaparola” ed il “consiglio dell’amico” per la scelta della terapia idonea a risolvere o prevenire questo o quel problema in allevamento. L’utilizzo indiscriminato di farmaci (Antibiotici, Antimicotici, Antiprotozoari, Antielmintici, Antiparassitari, ecc...), ammesso che possa avere in alcuni casi l’effetto atteso, è altamente sconsigliato. I motivi sono molti: prima di tutto il problema della farmaco resistenza di cui parleremo in seguito. Ma non solo: le cure eseguite senza una chiara diagnosi rendono molto difficile il controllo sanitario nel momento in cui la situazione non si risolvesse. Uno degli errori più frequenti è quello di cercare la diagnosi ex juvantibus. Ovvero: i miei animali stanno male. Somministro un farmaco contro i coccidi; gli animali stanno ancora male “quindi coccidiosi non è”. Allora somministro un antibiotico ad ampio spettro. Il problema non si risolve, magari gli animali stanno leggermente meglio ma… subito dopo la sospensione si ripresentano i sintomi, “quindi infezione non è”. Beh sarà opportuno forse un farmaco antimicotico? E così via…

“Ma insomma… ma i miei uccelli cosa hanno?”. La risposta non è necessariamente al di fuori delle cause sospettate. Magari il problema era veramente quello della coccidiosi,  forse il farmaco scelto non era efficace su quel tipo di microrganismo…oppure il farmaco andava bene, bisognava solo proseguire la terapia più a lungo!”  In altri casi invece la verità è una superinfezione: abbiamo questa eziologia, quella, e quell’altra ancora… che significa? Significa che i sospetti erano tutti giusti…e tutti sbagliati. Sicuramente una causa ambientale o di altra natura interverrà sulle difese dell’organismo, che cede a tutte le infezioni presenti.

batteriInsomma, in poche parole, non è sempre o bianco o nero. Anzi nella maggior parte dei casi ci sono diversi particolari da valutare. Il veterinario aviare esegue le diagnostiche prima, dopo e talvolta durante le terapie. Purtroppo in certe circostanze anche la diagnostica non porta subito ad una diagnosi precisa, ma offre la possibilità  di escludere molti sospetti e di muoversi in maniera razionale senza “brancolare nel buio”.

Tra i farmaci più abusati e più “pericolosi” ci sono ovviamente gli antibiotici, cioè i farmaci utilizzati contro le infezioni batteriche (responsabili della maggior parte di  malattie negli allevamenti). Gli antibiotici, se non utilizzati correttamente, sono responsabili della così detta farmaco-resistenza  batterica. Di cosa si tratta? L’antibiotico-resistenza batterica è un fenomeno per cui i microrganismi divengono insensibili all’azione degli antibiotici.

Conosciamo diversi tipi di farmacoresistenza batterica: Naturale e Acquisita.

Quella naturale è una condizione "intrinseca" della cellula batterica ed è fissata geneticamente al livello di DNA. Ciò che interessa più da vicino il mondo dell'avicoltura è soprattutto la farmacoresistenza batterica acquisita: questa è propria di ceppi batterici che in condizioni naturali risultano essere sensibili a determinati antibiotici ed è dovuta a vere e proprie modificazioni genetiche del DNA batterico. I germi acquisiscono la resistenza a causa di una mutazione genetica         

casuale, che viene ereditata e trasmessa alle successive generazioni.

petriI germi saranno quindi resistenti a quel determinato antibiotico o a quel gruppo di antibiotici appartenenti alla stessa famiglia. La cosa ancor più allarmante è che, ovviamente, anche le generazioni successive saranno altrettanto resistenti a quella molecola e ad altre della stessa famiglia. Inoltre esiste una forma di resistenza che possiede caratteristiche ancora più severe: parliamo della resistenza plasmidica (resistenza acquisita extracromosomica). I plasmidi sono delle porzioni circolari di materiale genetico dei batteri. Quest'ultimi vengono trasmessi durante la divisione batterica e sono in grado di trasferire svariati caratteri accessori tra cui la resistenza ad un antibiotico. In particolare, il responsabile di questo specifico fenomeno è il cosiddetto fattore R che genera enzimi in grado di neutralizzare gli antibiotici.

Ogni plasmide può possedere più marcatori di resistenza, le specie batteriche che ne sono in possesso saranno resistenti a più antibiotici contemporaneamente.

I fattori R sono trasmissibili da batterio a batterio anche se di diversa specie ed il tempo di trasmissione è più breve di quanto si pensi, addirittura pochi minuti.

Recenti studi hanno dimostrato che il fenomeno della antibiotico-resitenza, che in passato si riteneva fosse limitato solo alla società ed agli ospedali, sta ora diffondendosi anche agli areali selvatici e di conseguenza agli animali selvatici (uccelli in particolar modo). Tale fenomeno è strettamente correlato all’uso sconsiderato degli antibiotici in tutti i settori dell’allevamento animale, da quello zootecnico, destinato a produrre alimenti per l’uomo, a quello dei cosiddetti Pet.

Ma quali sono le principali pratiche responsabili dell’instaurarsi di questi fenomeni: sono i trattamenti effettuati senza una diagnosi precisa, i trattamenti incostanti con interruzioni continue, i trattamenti troppo brevi che non rispettano il tempo di somministrazione, i trattamenti periodici con la stessa molecola antibiotica ed infine i trattamenti pre-cova effettuati senza una causa precisa ma soprattutto senza ricorrere ad esami di laboratorio.

L’intento di questo articolo non è assolutamente quello di “rimproverare” o “criticare” le abitudini giuste o sbagliate dell’allevatore; ma semplicemente rendere ancora più consapevoli gli appassionati di pappagalli di quali sono le buone pratiche sanitarie in allevamento. In fine non va dimenticato che prima dell’antibiotico e di questo o quel farmaco, la cura della salute dell’allevamento la si persegue lavorando sulle condizioni ambientali. Condizioni ambientali che  sono l’insieme di migliaia di fattori di cui l’allevatore è, e deve essere il più esperto. L’esperienza di anni di allevamento, lo scambio d’informazioni attraverso la letteratura, gli incontri e le comunicazioni personali devono essere la vera arma per il successo. L’utilizzo di farmaci ed altri ausili terapeutici è solo l’ultimo passo, utile a risolvere problemi sanitari che inevitabilmente si possono presentare, e deve essere fatto in maniera consapevole e professionale, unendo le competenze di allevatore e veterinario.

 

 

 

 

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