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Progetto A. nigrigenis

di Paolo Bernardi

L'A. nigrigenis è l'unico Agapornis al quale l'IUCN (Unione internazionale per la conservazione della natura) ha attribuito lo stato 'Vulnerabile' ovvero "una specie che si trova ad affrontare un alto rischio di estinzione in natura".
Questo status viene assegnato per la numerosità degli individui in natura (circa 10.000), per il trend negativo della numerosità e, soprattutto per l'esiguità dell'areale ridotto ormai ai minimi termini nella zona sud occidentale dello Zambia.

Nel mese di settembre 2018 ho curato l'organizzazione del primo seminario CIAA sull'argomento al fine di divulgare informazioni sulla delicatezza della situazione, sulla vita dell'A.nigrigenis in natura e sulle tecniche di allevamento in cattività orientate al mantenimento di una "riserva genetica".
Questa ultima opzione è scritta tra virgolette perchè rappresenta una tematica molto complessa e di difficilissima realizzazione, per noi l'8 settembre è stato il primo passo di un lungo percorso.
Il club si propone di essere, nei prossimi anni, una guida per gli allevatori di Agapornis nigrigenis che hanno intenzione di dare un senso pratico al motto FOI "allevare è proteggere".

Questa era la locandina dell'evento con relatori e argomenti link

Questo il mio intervento (video) sull'Agapornis nigrigenis in natura  (dopo i primi minuti l'audio migliora)

 

Per qualsiasi domanda vi prego di contattarmi su Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ci aggiorniamo presto per nuove iniziative

 

Paolo Bernardi

 

logo2016

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Medagliere soci CIAA al mondiale 2018

(per i soli Agapornis)

Classifiche complete Cesena 2018

Il direttivo del club si complimenta con tutti i partecipanti al mondiale e, con grande orgoglio, con i numerosi soci del club che si sono distinti nel medagliere.

Ecco il nutrito elenco:

 

Nome del socio Medaglia Tipo Categoria Punteggio 
ANSELMI Rita  Oro Singolo A.roseicollis Blu**: Cannella serie Blu 90
Argento Singolo A.roseicollis Blu**: Opalino - Cannella serie Blu 92
AUTOLITANO Diego    Argento Singolo A.roseicollis Avorio cobalto F.B. e Av. cob. viola F.B. 91
Argento Singolo A.roseicollis Blu**: Albino (Bluino) 91
Bronzo Singolo A.roseicollis Blu**: Opalino - Cannella serie Blu 91
Bronzo Singolo A.roseicollis Blu**: altre mutazioni serie Blu 91
BASTIANELLO Dario   Argento Singolo A.nigrigenis fenotipo ancestrale 93
Argento Singolo A.nigrigenis altre mutazioni serie verde 93
Oro Singolo A.nigrigenis altre mutazioni serie blu 94
Argento Singolo A.nigrigenis blu 93
BERNARDI Paolo Oro Stamm A.taranta mutati 369
BONANNI Mario  Argento Stamm A.fischeri Cobalto (Blu SF scuro) 365
Argento Singolo A.fischeri Malva (Blu DF scuro) 90
BINAZZI Niccolò Oro Singolo A.roseicollis Opalino Cannella serie Avorio (Acqua) e Avorio Faccia Bianca FB (Turches... 92
CALVI Ettore Oro Stamm A.roseicollis Cannella serie Verde e Verde faccia Arancio FA 370
COLAPIETRO Giovanni    Bronzo Singolo A.roseicollis Verde scuro 93
Argento Stamm A.roseicollis Verde scuro 362
Oro Singolo A.roseicollis Ala Grigia (Marmorizzato) serie Avorio (Acqua) e Avorio Faccia Bianca FB (T... 90
Bronzo Singolo A.roseicollis Blu**: Opaline serie Blu 90
CURCI Orazio Oro Stamm A.fischeri Ino (Lutino) 366
DI ANDREA Giovanni Argento Singolo A.personatus Pezzati serie verde 92
FICO Antonio  Oro Singolo A.roseicollis Blu**: Blu 91
Argento Singolo A.roseicollis Blu**: Blu 90
FRONTINI Gianfranco Oro Stamm A.roseicollis Verde scuro 364
GIOVANE Stefano Argento Singolo A.personatus Pezzati serie blu 93
GRECO Stefano Argento Singolo A.roseicollis Blu**: altre mutazioni serie Blu 92
HASA GenAan Bronzo Stamm A. canus fenopo ancestrale 360
IACOMELLI Carla   Argento Stamm A.roseicollis Blu**: Blu 360
Oro Stamm A.roseicollis Blu**: Cobalto (Blu SF scuro - Dblu) 360
Argento Stamm A.roseicollis Blu**: Cobalto Viola (Blu SF scuro Viola - DbluViola) 361
LAERA Alessandro Argento Singolo A.roseicollis Opalino Cannella serie Verde e Verde faccia Arancio (FA) 92
LORETI Dario Oro Singolo A.fischeri Malva (Blu DF scuro) 91
  Argento Singolo A.fischeri Cobalto (Blu SF scuro) 93
MERCATALI Alessio Bronzo Singolo A.fischeri Pezzati serie verde 91
MIELE Antonio   Argento Singolo A.roseicollis tuttii pezzati serie: Verde, Verde Faccia Arancio, Avorio, Avorio Faccia Bianca 93
Oro Singolo A.roseicollis Pallido serie Avorio (Acqua) e Avorio Faccia Bianca FB (Turchese) (blu, cob... 90
Oro Singolo A.roseicollis tutte le altre mutazioni e cobinazioni serie Verde e Verde Faccia Aran... 90
MORETTI Fabio  Oro Singolo A.nigrigenis Ino (Lutino) 91
Bronzo Singolo A. canus fenopo ancestrale 92
PEZZI Paolo Argento Stamm A.fischeri Cobalto Viola (Blu SF scuro Viola) 368
PEZZI Stefano Bronzo Singolo A.fischeri Opalino serie verde 93
SORRENTI Giovanna Oro Singolo A.pullarius tutti 94
VIGNOLO Roberto               Oro Singolo A.roseicollis Verde 93
Oro Singolo A.roseicollis Verde scuro 95
Argento Singolo A.roseicollis Verde scuro 94
Bronzo Singolo A.roseicollis Verde Faccia Arancio 93
Argento Stamm A.roseicollis Verde Faccia Arancio 364
Argento Stamm A.roseicollis Verde scuro Faccia Arancio 366
Oro Singolo A.roseicollis Avorio blu 94
Oro Stamm A.roseicollis Avorio cobalto 367
Oro Singolo A.roseicollis doppio fattore scuro serie Verde e Verde faccia arancio FA 94
Oro Stamm A.roseicollis Opalino serie Verde e Verde faccia Arancio (FA) 378
Oro Singolo A.roseicollis Cannella serie Verde e Verde faccia Arancio FA 95
Oro  Singolo A.roseicollis - Tutti i doppio fattore scuro DF serie Verde e Verde Faccia Arancio FA (Verd... 93
 Argento Singolo A.roseicollis Ino Verde e Verde Faccia Arancio (Lutino - Lutino FA) 94
 Argento Stamm A.roseicollis Ino Verde e Verde Faccia Arancio (Lutino - Lutino FA)

371

 Argento Singolo A.roseicollis Blu**: Cobalto (Blu SF scuro - Dblu) 92
 VOLPE Pasquale   Bronzo Singolo A.fischeri Blu

92

 Argento Singolo A.nigrigenis altre mutazioni serie blu 93
 ZUFFOLI Roberto  Argento Stamm A.taranta mutati 365


logocesena

  

 

 

 

 

 

 

Allevamento dell'Agapornis taranta

di Paolo Bernardi (testo e foto), allevatore di A. taranta ed altri psittacidi


tarantamostraAllevo A. taranta da ormai dieci anni e, contrariamente a quello che mi è successo con altre specie per le quali ho visto scemare l'interesse con il passare del tempo, ogni volta che entro in uno dei locali dedicati a questa specie provo una immediata sensazione di grande piacevolezza.
Gli  A. taranta  sono animali poco chiassosi, ma molto interessanti da osservare. Hanno una vita decisamente attiva e, seppure lasciati svezzare dai genitori, risultano di facile addomesticamento: non è per nulla insolito che un  A. taranta  venga a mangiare dalle mani del suo allevatore.

Sono decisamente robusti, non hanno paura del clima caldo dell'estate ne del freddo invernale, non soffrono gli spostamenti e le esposizioni in mostra.... insomma rappresentano per me l'Agapornis perfetto!!!!
La mia esperienza con questa specie è quella di un allevatore amatoriale che però ha raggiunto punte di oltre duecento esemplari in allevamento e di quaranta coppie in riproduzione ottenendo prestigiose vittorie nelle mostre specialistiche più importanti e in molte edizioni del campionato italiano.

 

L'Agapornis taranta

L'A. taranta  è una della nove specie di Agapornis esistenti ed è classificata nel primo dei tre gruppi in cui questi sono suddivisi, insieme al canus e al pullarius (accumunati, tra l'altro, dal dimorfismo sessuale - vedi tavola tassonomica). La specie è stata classificata da Stanley nel 1814 e vive tra l'Etiopia (l'antica Abissinia da cui il nome comune italiano "Inseparabile d'Abissinia") e l'Eritrea, su altipiani a oltre 1500 metri di altezza dove il clima è secco e temperato, ma l'escursione termica tra il giorno e la notte è importante (spesso superiore ai 20°C). Tra le specie ancestrali degli Agapornis è la più grande con i suoi 16,5 cm di taglia. 
E' conosciuto nei paesi anglofoni con il nome "black-winged lovebird".


olivaLe mutazioni

Non moltissime sono le mutazioni presenti nell' A. taranta . Le più comuni sono i fatturi scurenti, presenti in forma singola o doppia (verde scuro e oliva). Ormai è abbastanza diffusa negli allevamenti italiani la mutazione misty presente in singolo o doppio fattore. E' presente in qualche allevamento il bronze fallow. Rare o rarissime tutte le altre mutazioni (vedi tutti i fenotipi dell' A. taranta ).
Tra le mutazioni presenti l'unica veramente bella e vistosa è la Pale fallow, apparsa in un solo allevamento e decisamente introvabile in vendita. Se amate le mutazioni di colore vistose e la loro mescolanza il taranta non è l'adatto a voi.

In foto una giovane femmina di Agapornis taranta oliva


Gli A. taranta in mostra

Sono ammesse a concorso, oltre al verde, il verde scuro, l'oliva e il misty; quest'ultimo esclusivamente in doppio fattore. Nelle normali mostre ornitologiche è presente una sola categoria che accorpa tutti i fenotipi di A. taranta (gli ammessi ovviamente) ai pullarius. Nel campionato italiano (al 2017) sono presenti attualmente la categoria verde e la categoria mutati, divise per sesso (quattro categorie in tutto).
Nelle specialistiche del nostro club l'allevatore ottiene la massima soddisfazione con ben dieci categorie dedicate agli A. taranta (vedi categorie CIAA)
Gli A.taranta possono essere inanellati con anelli da 4,5 o 5 mm. Io uso la misura più grande che mi mette al riparo da amare sorprese e, allo stesso tempo, garantisce l'inamovibilità richiesta.


La CITES

L'Agapornis taranta è incluso nell'allegato B e per questo il suo allevamento è vincolato da alcune semplici, ma importanti regole. Di ogni animale presente in allevamento bisognerà poter dimostrare la lecita provenienza attraverso un documento di acquisto o una denuncia di nascita. Per i dettagli consiglio la lettura di questa guida veloce
Per i neofiti valga l'importante regola di non acquisire, nemmeno in regalo, animali privi dei documenti necessari in quanto successive regolarizzazioni non saranno possibili.

L'alimentazione

L'Agapornis taranta richiede una alimentazione varia, basata su miscele di semi per Agapornis arricchite con qualche elemento "pregiato" quale semi di perilla o di chia, bacche di ginepro, fichi secchi. Concentro la maggior parte delle integrazioni alla miscela di semi nel periodo che va dall'arrivo dei primi freddi (novemebre inoltrato) alla fine dello svezzamento dei novelli (maggio/giugno). Per il resto dell'anno somministro arricchimenti "calorici" solo occasionalmente.

Uso durante tutto l'anno frutta e verdura; nelle mie gabbie abbondano erbe prative di stagione (prese lontano da fonti di inquinamento chimico o biologico) oltre a foglie di cavolo o verza, carota, mela. Aggiungo pastone all'uovo solo nel periodo che va dal precova allo svezzamento dei novelli. A questi ultimi continuo a fornire pastone un paio di volte a settimana per tutto il primo anno di vita.
Occasionalmente fornisco, nel periodo della riproduzione, anche camole della farina che vengono molto apprezzate da alcuni esemplari e completamente ignorate da altri.
Fornisco inoltre vitamine in polvere mescolate al pastoncino secco (aggregate con l'aggiunta di qualche cucchiaio di olio di semi) e una vaschetta a parte con sali minerali. Un paio di volte all'anno, e sempre prima delle deposizioni, faccio una integrazione di calcio generalmente inserendo del gluconato nell'acqua da bere.


L'allevamento

Allevo in gabbie da 120 cm e da 90 cm, in ogni gabbia ospito una sola coppia. Tutti i novelli li allevo in voliera dall'età di circa quattro mesi, momento in cui li separo dai genitori. Occasionalmente ho allevato in gabbie da 60 cm con ottimi risultati riproduttivi, ma considero questa soluzione troppo limitante se intesa a tempo indeterminato.novellipadre
Utilizzo inoltre diversi gabbioni da 150 cm dove tengo i maschi in esubero, purtroppo non ho mai dovuto studiare la sistemazione delle femmine in esubero, non avendone mai avuto una!
In genere ho le nascite tra febbraio e marzo. Ad inizio estate metto i novelli in voliera dove li tengo per circa un anno. Nell'estate successiva seleziono i migliori esemplari per le mostre e, a fine periodo, tra loro seleziono i riproduttori da mantenere in allevamento.
La formazione della coppia avviene senza alcuna difficoltà e senza l'adozione di particolari precauzioni. In tanti anni ho formato oltre un centinaio di coppie e solo in un caso ho assistito all'aggressione subita dal maschio da parte della femmina. Non considero questo aspetto motlo importante, ma non è male agire con prudenza, inserendo la femmina nella gabbia del maschio oppure entrambe gli animali in una gabbia nuova.

Con le nascite in fine inverno / primavera è solo in casi eccezionali che mi ritrovo, in autunno, animali adatti ad essere esposti in mostra. A volte capita ed è una bella soddisfazione: quest'anno per esempio una femmina verde scura dell'anno ha vinto all'italiano e altri mutati in mostre specialistiche. Negli esemplari verdi il livello competitivo è più alto e la cosa si fa più difficile. La norma è che i miei esemplari vengono esposti al secondo anno quando hanno raggiunto la piena maturità. 

Il dimorfismo sessuale negli A. taranta si manifesta attraverso piccoli, a volte impercettibili, segnali (forma della testa, taglia, disegno del sottoala). Poi, all'improvviso deflagra con l'apparizione delle prime piumette  rosse sulla fronte.
A seconda degli esemplari e del periodo dell'anno la presenza del rosso si verifica già nel nido, o addiruttura sei mesi dopo la nascita. L'occhio esperto riconosce con un buon grado di certezza il sesso dei propri animali, ma mentre è sicuro il sesso maschile all'apparire delle piume rosse, non è affatto certo il sesso femminile prima che siano passati almeno quattro mesi dalla nascita, meglio sei.

 

La riproduzione

femminanidoGli A. taranta si riproducono con una relativa facilità, anche se differentemente dalla specie più "facili", solo quando le condizioni sono quelle da loro percepite come ottimali. Non è infatti raro sistemare un nido in settembre per avere a gennaio la prima riproduzione. I miei, con il nido a disposizione tendono a deporre all'arrivo dei primi freddi, di solito nel periodo natalizio, e poi una seconda volta in marzo/aprile. In altri allevamenti  è comune la deposizione in ottobre che da me rappresenta un evento molto raro. Il mio allevamento si trova nel centro Italia, ma in una zona interna abbastanza fredda in inverno.
Negli ultimi anni, visto l'abbondanza di soggetti in allevamento, metto a disposizione i nidi in febbraio e ottengo una deposizione delle uova ai primi di marzo. Solo alle coppie che non hanno successo lascio tentare una seconda deposizione. Non vado mai oltre i primi di aprile perchè altrimenti mi troverei agli arrivi del gran caldo con i pulli ancora nei nidi. 

Lo svezzamento dei piccoli avviene più lentamente delle altre specie di Agapornis, in particolare i pulli non hanno alcuna fretta di abbandonare il nido anche quando con il piumaggio al completo. La riproduzione è facilitata, e generalmente sincronizzata, quando sono presenti più coppie e non ci sono "disturbi" di altre specie.
Al momento della stesura di questo articolo ho oltre 30 coppie di A. taranta che, per quanto poco chiassose, fanno pur sempre il loro "baccano". E' sufficiente inserire nel locale una gabbietta contenente una coppia di roseicollis per ridurre al silenzio tutte le coppie di A. taranta intimorite dal vocio dei "cugini".

L'A. taranta depone nei classici nidi a cassetta da Agapornis, ma predilige quelli a doppia camera. pulliadultiLe femmine entrano nel nido diversi giorni prima della deposizione e vi passano la maggior parte della giornata. Conosco ormai bene i miei animali e so che  inserendo il nido nei giusti periodi posso ottenere la deposizione dopo circa dieci giorni, ma non è insolito che qualche femmina impieghi un mese prima di deporre.

Alcuni esemplari femmine si spiumano nella zona del petto durante la preparazione del sito di deposizione, ma sembrerebbe solo il residuo di un comportamento atavico visto che di solito ha una importanza veramente non significativa nell'allestimento. Alcune coppie durante questo periodo tendono a picarsi reciprocamente sulla testa. Generalmente la femmina sul maschio, raramente il contrario. Non capita a tutte le coppie e sugli stessi esemplari non capita tutti gli anni. Non ho ancora capito se si tratta di un disturbo comportamentale e se sia il frutto di una qualche carenza alimentare. Gli animali, se isolati, rimettono immediatamente a posto il piumaggio.
La femmina prima di deporre provvede ad una pulitura minuziosa del fondo del nido. Qualsiasi materiale scelto dall'allevatore (tutolo di mais, segatura di legno naturale, fieno, faggiolino) viene espulso fuori dal nido o ammucchiato nella prima camera nel caso dei nidi doppi. Questo comportamento si blocca dopo la deposizione del primo uovo. Consiglio di inserire poco materiale in questo momento visto che non sarà più espulso e proteggerà le uova dagli urti. La presenza di materiale sul fondo migliorerà la posizione dei pulli e limiterà problemi con l'apertura delle zampine (non favorendo le displasie delle anche più o meno gravi, fortunatamente anch'esse fenomeno abbastanza raro)
Le uova deposte vanno da tre a cinque. Nella mia esperienza ho avuto un nido con sette uova fertili (tutte schiuse), ma è stato un evento che classificherei come eccezionale.
La cova dura circa 28 giorni, durante i quali la femmina non abbandona quasi mai il nido. L'A. taranta ha però una cova non regolare come quella di altre specie e capita non di rado di assistere a schiuse ritardate. Per questo motivo, ad esclusione di casi con uova non feconde, sconsiglio l'asportazione delle uova non schiuse prima dei 32/35 giorni.

Non ci sono problemi con le ispezioni dei nidi: un 50% delle femmine escono all'apertura dello sportello, il restante 50% resta impietrita in una angolo della camera consentendo la manipolazione di uova e pulli con relativa tranquillità. Ovviamente le operazioni all'interno del nido saranno quelle indispensabili (speratura, controllo nascite, inanellamento) e saranno condotte con la massima discrezione.
In genere si assiste ad una prevalenza di nascite di sesso maschile. Per questo chi inizia con l'allevamento eviterà di acquistare esemplari maschi spaiati a meno che non siano esemplari di particolare pregio. L'annuncio di nidiate interamente di sesso femminile di solito si rileva un maldestro tentativo di sessaggio prematuro. Il fenomeno è talmente importante che l'acquisto di una femmina singola si trasforma spesso in una impresa. 

 

Le malattie

Gli A. taranta non soffrono di disturbi particolari, ma sono soggetti alle patologie comuni alle altre specie del genere Agapornis. In particolare si dovrà prestare attenzione alle virosi (in particolare Polyoma virus e PBDF), megabatteriosi (fungo) e alle comuni infezioni batteriche.
Per quanto riguarda le virosi cure non esistono e quindi sarà necessario lavorare sulla prevenzione evitando tutti i contatti non strettamente necessari con il mondo esterno e, soprattutto, lavorando sul livello di funzionamento del sistema immunitario. Meglio stanno gli animali meno è facile che vengano contagiati.
Personalmente non ho mai visto segni di PBFD su esemplari di taranta, mentre ho sentito di qualche diagnosi di Polyoma. Come i più robusti roseicollis anche gli A.taranta convivono ormai con queste malattie, ma tenersene alla larga è decisamente meglio.

La megabatteriosi è un fungo che spesso colpisce gli animali indeboliti da malattie virali preesistenti, oppure da cattive condizioni di allevamento. Una volta veniva curato con l'Amfotericina b che attualmente non è più in commercio. La megabatteriosi deve essere diagnosticata da esami clinici, sarà il vostro veterinario a suggerirvi i trattamenti migliori.
Le principali infezioni batteriche si risolvono quasi sempre con cure attraverso antibiotici a largo spettro, ma anche qui è di gran lunga preferibile l'esame per individuare i ceppi presenti e le resistenze ai vari antibiotici (antibiogramma). Prima della stagione cove è consigliabile prelevare feci fresche e richiedere un esame microbiologico per la ricerca di batteri. In un ambiente chiuso e stabile sarà sufficiente raccogliere pochissimi campioni per avere una idea chiara della situazione. L'uso indiscriminato di antibiotici in assenza di esami, oltre che dannoso per gli animali e per la comunità di allevatori (per le resistenze indotte) è nella maggior parte dei casi poco utile.

Probabile la presenza di PDD (proventricolite dilatativa) che, visto il costo e l'inaffidabilità dei test, è diffusa in modo silente negli allevamenti.

Nella mia lunga esperienza non ho mai visto esemplari di candida nè osservato la presenza di parassiti (acari) o vermi.

La pica dei nidiacei è abbastanza rara e, nel caso, contenuta.

I campanelli d'allarme che risvegliano l'attenzione dell'allevatore, oltre alle evidenti morti embrionali o dei nidiacei, eventi che sarebbe meglio prevenire, sono il dimagrimento degli animali, la scarsa lucentezza del piumaggio, la presenza di feci anomale. L'allevatore deve avere la buona abitudine di manipolare i propri animali; solo la palpazione manuale del petto ci permette di percepire immediatamente segni di dimagrimento. L'osservazione dello stato del piumaggio e delle feci e il controllo del regolare consumo di acqua e cibo ci consentono di rilevare la presenza di un problema con un utile anticipo.

 

Conclusioni

Dopo i tanti anni di stretto contatto con i miei A. taranta mi sento di poter consigliare a tutti l'allevamento di questo splendido Agapornis. Il costo degli animali è ancora piuttosto elevato rispetto ad alcune altre specie di inseparabili, ma quasi dimezzato rispetto a pochi anni fa grazie all'eccellente lavoro di molti allevatori con i quali ho la fortuna di intrattenere piacevolissimi rapporti di amicizia. L'acquisto di una, meglio due coppie di A. taranta è ormai alla portata di tutte le tasche.

Sono disponibile per qualsiasi chiarimento o per raccogliere osservazioni all'indirizzo email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

 

 

LA NOMENCLATURA DEGLI AGAPORNIS

(di Paolo Bernardi)

Da persona completamente a digiuno di latino e greco mi cimento nella difficile impresa di spiegare qual'è la corretta nomenclatura dei nostri Agapornis e quale sono le regole per cui si arrivati ad attribuirla. Ovviamente lo scopo che mi prefiggo è solo quello di veder utilizzare dagli allevatori, e in particolare dai nostri soci, i nomi corretti, accantonando le tante improbabili storpiature che si sentono in giro.

Cominciamo col dire che quando ci riferiamo ad un nostro inseparabile lo facciamo con un nome composto da genere e specie che rispetta le regole date dalla nomenclatura binomiale.

La prima parola del nome è il genere che va sempre scritto con la prima lettera maiuscola ed in corsivo. Tutti gli inseparabili fanno parte dello stesso genere denominato Agapornis.

La seconda parola è il nome e serve a distinguere la specie dalle altre appartenti allo stesso genere. Il nome della specie va scritto in minuscolo e sempre in corsivo. Gli inseparabili sono divisi in 9 specie che quindi chiameremo in modo corretto: Agapornis roseicollis, Agapornis taranta, Agapornis canus, Agapornis pullarius, Agapornis personatus, Agapornis fischeri, Agapornis lilianae, Agapornis nigrigenis, Agapornis swindernianus.

I nomi sono di origine latina, più frequentemente, oppure greca. Molto spesso sono semplicemente termini latinizzati e, in alcuni casi riportano il nome dell'autore che ha attribuito il nome alla specie.
Ho diviso le nove specie in diversi gruppi al solo fine di facilitarne la trattazione. Questa suddivisione non ha alcunchè di scientifico e non riguarda la classificazione tassonomica che abbiamo trattato qui.

Nei primi due gruppi l'epiteto (nome) che definisce la specie è un aggettivo. La regola dice che in questi casi (nome = aggettivo) deve essere declinato sul 'genere' del genere (il primo genere in senso sessuale, Gli Agapornis sono di genere maschile).
In latino nella sua declinazione, l’aggettivo, ha tre generi (maschile, femminile, neutro), due numeri (singolare, plurale), sei casi (nominativo, genitivo, dativo, accusativo, vocativo, ablativo). A chi non ha voglia di approfondire consiglio di prenderlo per buono così com'è, io ho fatto così.

 

Primo gruppo, il nome delle specie è un aggettivo in terza declinazione:

Agapornis roseicollis

VieillotIl nome roseicollis sta per 'collo rosa' ed è un aggettivo in terza declinazione. In questo caso il nome comune è una semplice traduzione: inseparabile a faccia rosa (A. roseicollis). E' stato scoperto (in questo contesto si intende la data della prima pubblicazione scientifica) da Louis Jean Pierre Vieillot, grande ornitologo francese, nel 1818.



 

Agapornis nigrigenis

William Lutley SclaterNigrigenis sta per ''guance nere" ed è anch'esso un aggettivo in terza declinazione. L'Agapornis nigrigenis è stato scoperto da William Lutley Sclater nel 1906. Sclater era un famoso ornitologo inglese, a sua volta figlio di altro grande ornitologo.


 

 

 
Secondo gruppo, il nome della specie è un aggettivo in seconda declinazione maschile

Agapornis canus

gmelinIl nome canus deriva da canuto, ovvero dai capelli bianchi, con chiaro riferimento al cappuccio grigio perla del maschio. Nel caso del A. canus si è scelto un nome comune che richiama l'orgine geografica: inseparabile del Madagascar. Scoperto da Johann Friedrich Gmalin nel 1788. Gmelin era un biologo, botanico e entomologo tedesco.

 

 

 

Agapornis pullarius

linneusNon ho ancora informazioni certe sul nome pullarius che in latino fa riferimento a "polli" sacri al tempo dei romani, definizione che può allargarsi a uccelli sacri in genere. Il nome comune dell'A. pullarius è inseparabile a faccia rossa (red-headed o red-face lovebird in inglese).  L'Agapornis pullarius  è stato scoperto da Linnaeus nel 1758. Linnaeus (italianizzato in Linneo) è considerato il padre della moderna classificazione di tutti gli organismi viventi.

 

 

Agapornis personatus

ReichenowPersonatus deriva dal termine latino persona = maschera e quindi mascherato. Il nome comune dell'Agapornis personatus è infatti inseparabile mascherato (yellow-collared lovebird in inglese). Il personatus è stato scoperto da Reichenow nel 1887, grande ornitologo tedesco che scrisse Die Vogel Africas (1900-05)

 

 

 

 

Genere e nome vanno sempre inseriti congiuntamente, non dobbiamo mai riferirci ad un nostro animale come roseicollis, ma solo come Agapornis roseicollis. Quando all'interno di un articolo il genere è stato già scritto ed è chiaro nella lettura si può abbreviare utilizzando l'iniziale, sempre maiuscola, seguita dal punto. Quindi in questa fase di un articolo che parla del genere Agapornis scrivere A. roseicollis è corretto.

 

Veniamo al terzo gruppo, in questo caso il nome della specie deriva da un nome di persona, ma con alcune differenze:

 

Agapornis fischeri

Gustav Adolf Fischer

Agapornis fischeri è semplicemente l'inseparabile di Fischer.
La classificazione è opera di Anton Reichenow (1887), lo stesso del A. personatus. Il nome deriva da Gustav Fischer che era un esploratore tedesco. 

 

 

 

 Agapornis lilianae

ErnestGeorgeShelleyAgapornis lilianae invece è l'inseparabile di Lilian che, declinato in questo caso al femminile diventa lilianae.  L'A. Lilianee è stato scoperto dal capitano George Ernest Shelley nel 1894. Shelley, geologo ed ornitologo, assegnò il nome ispirato da Lilian Sclater che era la sorella gemella del famoso ornitologo W. L. Sclater. Un altro nome comune dell'A. lilianae è inseparabile del Nyasa. Anche qui il nome prende origine dalla provenienza geografica: il Nyasa o Niassa è un altro nome del grande lago africano Malawi.

 

 

 

A. swindernianus

kuhlIl nome dell'Agapornis swindernianus fu attribuito da Kuhl in onore del professore olandese Theodore Van Swinderen. Il nome latinizzato diventa swindernianus, ovvero swinderniano. Il nome comune ha origine invece dall'aspetto dell'animale ed è inseparabile dal collare nero (in inglese si chiama black-collared lovebird, ma anche Swindern's lovebird). 

 

 

 

E in ultimo:

Agapornis taranta

stanleyTaranta deriva dal nome di un passo montano. Per questo motivo, non essendo un aggettivo non va declinato e non diventa tarantus che costituisce una denominazione errata. In Italia sono utilizzati due nomi comuni. Il primo, inseparabile d'Abissinia, richiama la terra di origine. Il secondo, insebarabile ad ali nere le caratteristiche morfologiche. L' Ataranta è stato descritto da Stanley nel 1814.






FischeriVerdeColautti
Quanti errori nell'uso comune della nomenclatura. In foto un Agapornis fischeri, o inseparabile di Fischer, una delle denominazioni più maltrattatate dagli allevatori (fisher, Fiscer etc etc). Ricordiamo anche i tarantus, i cana, i personata, i pullaria, i rosicolli o roseincollis... la fantasia non ha limiti, nemmeno nelle pubblicazioni pseudoscientifiche (Foto dell'Agapornis fischeri di Matteo Colautti)
Riassumendo:

- Agapornis roseicollis e non roseincollis o rosicollis   
Agapornis taranta e non tarantus
- Agapornis pullarius e non pullaria
- Agapornis canus e non cana
- Agapornis personatus e non personata
- Agapornis fischeri e non Fisher o fischer

 

Conclusioni

Per concludere invito tutti gli allevatori a sforzarsi di utilizzare, soprattutto negli scritti e in particolare nelle pubblicazioni, la corretta nomenclatura grazie alla quale possiamo comunicare in tutto il mondo senza paura di creare malintesi.
La scelta di inserire le foto di ornitologi e esploratori al posto dei più accattivanti Agapornis è data dalla curiosità di scoprire i volti di persone che costituiscono solo un nome, delle quali spesso non sappiamo nulla. Mi affascina molto la figura dell'ornitologo dell'ottocento, costretto a lavorare con poche frammentarie informazioni e qualche animale impagliato.


Ringraziamenti

taranta pass

Ringrazio Luciano Socci e, in seconda battuta, Marco Cotti che mi hanno dato la spiegazione del nome dell'Agapornis taranta, per me introvabile nonostante il grosso impegno.
Luciano mi ha dato lo spunto e Marco ha trovato la prova: l'immagine del 'taranta pass' etiopico.

Ringrazio nuovamente Luciano Socci, la mia enciclopedia personale, che mi ha riportato della signora Lilian Sclater gemella del famoso ornitologo W. L. Sclater da cui prende il nome l'A. lilianae.

Per il resto il poco materiale che ho inserito nell'articolo è uscito da una infinità di siti internazionali. Tra i più utilizzati sicuramente Wikipedia.

 Sono ancora in fase di revisione finale mi scuso anticipatamente per eventuali imperfezioni








 

Riparazione del becco dei pappagalli

Del dr. Tommaso Collarile CVS Centro Veterinario Specialistico

 

ll becco dei pappagalli, a differenza di quello che si può pensare, non è una struttura “statica”. L’anatomia e la fisiologia del becco rendono quest’organo in continua crescita, bilanciata da un continuo consumo. Questo concetto deve essere tenuto presente tutte le volte che ci si trova di fronte ad una patologia a questo livello. La porzione del becco che osserviamo esternamente si chiama ranfoteca ed è costituita da tessuto cheratinizzato (proteine specializzate, strato corneo).

La gnatoteca si suddivide inrinoteca (becco superiore) e gnatoteca (becco inferiore). Il becco degli Psittaciformi è piuttosto robusto e forte (specializzato per il tipo di alimentazione e per l’utilizzo) ed è caratterizzato da un particolare meccanismo che ne consente l’articolazione mobile sia superiormente sia inferiormente.
Il becco è irrorato da vasi sanguigni ed è ampiamente provvisto di terminazioni nervose. Di conseguenza traumi accidentali o provocati involontariamente durante la tolettatura causano dolore oltre che importanti sanguinamenti. Ancora più in profondità, all’interno della porzione prossimale della rinoteca è ospitato un sacco aereo in continuità con l’apparato respiratorio; di conseguenza un importante trauma che mette in continuità questo spazio con l’esterno può essere causa di infezioni respiratorie.
La maggior parte delle lesioni del becco che ne alterano l’integrità anatomica, possono essere trattate attraverso interventi di sintesi con l’utilizzo di resine di vario genere ed altri ausili chirurgici. Data la dinamica di crescita del becco, purtroppo, spesso le correzioni hanno un effetto limitato nel tempo e devono essere ripetute dopo alcuni mesi. Tuttavia consentono al soggetto di alimentarsi regolarmente oltre che migliorarne l’effetto estetico.

 

foto1

In questa foto si può osservare come una lesione a carico del tessuto germinativo si ripercuote sulla crescita del nuovo tessuto corneo creando
un vero e proprio solco che dimostra la continua crescita del becco

 

 

foto2

L’azione cronica eseguita dal compagno di gabbia (esacerbazione di comportamenti “affettivi”), ha causato delle lesioni molto
profonde sulla rinoteca di 
questo A. roseicollis

 

 

foto3

Grave lesione traumatica che interessa tutti gli strati del becco in un A. fischeri

 

 

foto4

Dopo accurata pulizia , all’interno della lesione viene inserito del materiale
riassorbibile imbevuto con antibiotici e sostanze che stimolano la rigenerazione cellulare

 

 

foto5

La lesione è stata ricoperta con la resina

 

 

foto6

La resina epossidica in eccesso viene modellata per mezzo di una fresa

 

 

foto7

Durante la sintesi effettuata a mezzo di resina epossidica, vengono lasciati
pervi gli spazi corrispondenti alle narici

 

 

foto8
In questo soggetto è stata ricostruita gran parte della gnatoteca (porzione
cornea del becco inferiore)

 

foto9

 

foto10

In questa Amazona autumnalis la porzione mandibolare del becco è completamente divisa in due. La frattura, che interessa gli strati più profondi, 
non si salderà mai, le due branche cresceranno sempre separate. Durante la riduzione della frattura sono stati applicati fili
di cerchiaggio per tenere unite 
le due branche.

 

 

foto11

Al di sopra dei cerchiaggi, è stata applicata una resina per restituire la forma alla gnatoteca; la resina di colore scuro ricorda il colore naturale del becco. 
Dopo l’intervento, oltre che il miglioramento estetico, il pappagallo è tornato in grado di alimentarsi regolarmente
di assumere anche alimenti piuttosto duri.