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Farsi belli per le mostre

Del giudice esperto F.O.I. O.P. Orazio Curci

 

Dopo la pubblicazione ufficiale del calendario mostre, noi allevatori siamo tutti in fibrillazione. Finita la fase dei “quanti”, passiamo alla fase dei “quali”: l’occhio da contabile diventa ora un occhio da critico d’arte. La quantità non c’interessa più, guardiamo alla qualità. Ci aggiriamo nel nostro allevamento, osservando i soggetti più promettenti, fantastichiamo su stamm e singoli, in un alternarsi di certezze e di dubbi per stilare il nostro personale calendario mostre a cui partecipare. 
Scegliere i soggetti e prepararli non è facile neppure per chi vi è ormai avvezzo, figuriamoci per chi si cimenta la prima volta. Ecco, dunque, alcuni consigli, per certi versi ovvi e per altri no, che possono essere utili in questo periodo.
Alcune delle voci che compongono la scheda di giudizio fanno parte del fenotipo dell’animale (colore, taglia, portamento, zampe), mentre altre (piumaggio, condizioni generali) sono a carico dell’allevatore e della sua bravura nella preparazione.

Per consentire ai nostri Agapornis di arrivare in forma alle mostre occorre seguirli sin dalle fasi di svezzamento. Cureremo, quindi, con particolare attenzione la crescita dei soggetti che già dal nido si presentano come potenziali “campioncini”, ponendoli in gabbie da cm. 120 in numero non superiore a quattro per gabbia, al fine di favorire il loro sviluppo fisico e muscolare.

I sovraffollamenti vanno a discapito dell’integrità del piumaggio o, peggio, possono essere causa di incidenti, come la perdita di dita o unghie, che pregiudicheranno di molto la possibile esposizione del soggetto.
Un paio di mesi prima della mostra toglieremo le eventuali penne rovinate o sfrangiate, ma non tutte assieme per evitare mute improvvise e dare il tempo di ricrescere. La preparazione andrà prevista in gabbie uguali a quelle usate in mostra, con il fondo bianco e del tipo all’inglese per non far rovinare le penne.

I soggetti scelti vanno essi posti in tali gabbie un mese prima dell’avvenimento, curandoli con un’alimentazione adeguata, spruzzandoli spesso perché questa pratica li induce a “pettinarsi” il piumaggio, mantenendolo pulito e lucente. Controllarli spesso ed osservare eventuali segnali di disagio e d’ambientamento. A cinque giorni dall’esposizione laveremo completamente il piumaggio con acqua cui aggiungeremo pochissimo bagnoschiuma neutro.

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Il giorno dell’ingabbio sono indispensabili (mai dimenticarsene) i seguenti accessori:

- uno spazzolino da denti usato e con setole morbide per riavviare eventualmente il piumaggio ed eseguire la pettinatura;
- una spugnetta per pulire zampe e becco;
- il solito spruzzino per l’ultima spruzzatina leggera;
- una tronchesina per accorciare le fascette che faranno da sigillo della gabbia (la stessa servirà per tagliarle il giorno dello sgabbio).

Tra le regole generali, non finirò mai di suggerire agli aspiranti espositori di seguire, per il benessere degli animali e per una buona riuscita e valorizzazione degli stessi, queste regole generali:

- scartare soggetti nervosi o troppo paurosi, non in perfette condizioni fisiche. Un Agapornis che sbatte nella gabbia da mostra o si accuccia sul fondo senza salire sul posatoio non farà mai un buon punteggio; oltre tutto questo atteggiamento può mettere a repentaglio la sua salute o addirittura la sua vita;

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- scartare animali col piumaggio scomposto o penne mancanti o con il seppur minimo difetto fisico;
- non presentare esemplari che non abbiano minino l’anno di vita e preferibilmente 2 anni, in quanto animali troppo giovani non avranno quei colori definiti e la taglia di un esemplare adulto e formato;
-non presentare animali che non abbiano seguito le regole per la presentazione sovra esposte. Senza opportuno addestramento, magari tirandoli fuori dalla gabbia il giorno prima o peggio ancora dalla voliera, si rischiano risultati scarsi e, ancor peggio, rischi per animali non avvezzi alla gabbia espositiva e quindi spaventati;
- usare trasportini chiusi senza sbarre che possono rovinare il piumaggio e porre i soggetti solo uno per posto.

Inoltre, suggerisco di frequentare le mostre ornitologiche, osservare attentamente i soggetti valutando quanto le loro caratteristiche si avvicinano allo standard, capire le differenze tra di loro, fare domande ad altri allevatori, leggere i cartellini di giudizio ed uscirne con un quadro ben preciso.
Quanto al delicato capitolo del giudizio, accettiamolo sportivamente, senza mugugni e senza lanciare accuse di vario titolo ai giudici, come nei peggiori campetti di calcio di periferia. Leggere attentamente la scheda di giudizio e capire dove l’animale è carente, quali sono i suoi punti di forza, dove è il caso di migliorare: la scheda è il termometro del nostro allevamento e, a volte, basta studiarla a fondo per procedere ad accoppiamenti mirati e vedere, nella stagione successiva, arrivare i frutti dei nostri sforzi.
Ricordarsi che l’occhio non obiettivo e il vedere sempre i propri animali come i migliori non ci permetterà mai di crescere e magari di cogliere un particolare, quel punticino che manca per la vittoria.

Inorgoglirsi dei successi, ma non sentirsi umiliati per le sconfitte, che pure arrivano per tutti.

E, dunque, buona stagione mostre




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