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Riparazione del becco dei pappagalli

Del dr. Tommaso Collarile CVS Centro Veterinario Specialistico

 

ll becco dei pappagalli, a differenza di quello che si può pensare, non è una struttura “statica”. L’anatomia e la fisiologia del becco rendono quest’organo in continua crescita, bilanciata da un continuo consumo. Questo concetto deve essere tenuto presente tutte le volte che ci si trova di fronte ad una patologia a questo livello. La porzione del becco che osserviamo esternamente si chiama ranfoteca ed è costituita da tessuto cheratinizzato (proteine specializzate, strato corneo).

La gnatoteca si suddivide inrinoteca (becco superiore) e gnatoteca (becco inferiore). Il becco degli Psittaciformi è piuttosto robusto e forte (specializzato per il tipo di alimentazione e per l’utilizzo) ed è caratterizzato da un particolare meccanismo che ne consente l’articolazione mobile sia superiormente sia inferiormente.
Il becco è irrorato da vasi sanguigni ed è ampiamente provvisto di terminazioni nervose. Di conseguenza traumi accidentali o provocati involontariamente durante la tolettatura causano dolore oltre che importanti sanguinamenti. Ancora più in profondità, all’interno della porzione prossimale della rinoteca è ospitato un sacco aereo in continuità con l’apparato respiratorio; di conseguenza un importante trauma che mette in continuità questo spazio con l’esterno può essere causa di infezioni respiratorie.
La maggior parte delle lesioni del becco che ne alterano l’integrità anatomica, possono essere trattate attraverso interventi di sintesi con l’utilizzo di resine di vario genere ed altri ausili chirurgici. Data la dinamica di crescita del becco, purtroppo, spesso le correzioni hanno un effetto limitato nel tempo e devono essere ripetute dopo alcuni mesi. Tuttavia consentono al soggetto di alimentarsi regolarmente oltre che migliorarne l’effetto estetico.

 

foto1

In questa foto si può osservare come una lesione a carico del tessuto germinativo si ripercuote sulla crescita del nuovo tessuto corneo creando
un vero e proprio solco che dimostra la continua crescita del becco

 

 

foto2

L’azione cronica eseguita dal compagno di gabbia (esacerbazione di comportamenti “affettivi”), ha causato delle lesioni molto
profonde sulla rinoteca di 
questo A. roseicollis

 

 

foto3

Grave lesione traumatica che interessa tutti gli strati del becco in un A. fischeri

 

 

foto4

Dopo accurata pulizia , all’interno della lesione viene inserito del materiale
riassorbibile imbevuto con antibiotici e sostanze che stimolano la rigenerazione cellulare

 

 

foto5

La lesione è stata ricoperta con la resina

 

 

foto6

La resina epossidica in eccesso viene modellata per mezzo di una fresa

 

 

foto7

Durante la sintesi effettuata a mezzo di resina epossidica, vengono lasciati
pervi gli spazi corrispondenti alle narici

 

 

foto8
In questo soggetto è stata ricostruita gran parte della gnatoteca (porzione
cornea del becco inferiore)

 

foto9

 

foto10

In questa Amazona autumnalis la porzione mandibolare del becco è completamente divisa in due. La frattura, che interessa gli strati più profondi, 
non si salderà mai, le due branche cresceranno sempre separate. Durante la riduzione della frattura sono stati applicati fili
di cerchiaggio per tenere unite 
le due branche.

 

 

foto11

Al di sopra dei cerchiaggi, è stata applicata una resina per restituire la forma alla gnatoteca; la resina di colore scuro ricorda il colore naturale del becco. 
Dopo l’intervento, oltre che il miglioramento estetico, il pappagallo è tornato in grado di alimentarsi regolarmente
di assumere anche alimenti piuttosto duri.

 

 

 

 

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