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Allevamento dell'Agapornis taranta

di Paolo Bernardi (testo e foto), allevatore di taranta ed altri psittacidi


tarantamostraAllevo taranta da ormai dieci anni e, contrariamente a quello che mi è successo con altre specie per le quali ho visto scemare l'interesse con il passare del tempo, ogni volta che entro in uno dei locali dedicati a questa specie provo una immediata sensazione di grande piacevolezza.
I taranta sono animali poco chiassosi, ma molto interessanti da osservare. Hanno una vita decisamente attiva e, seppure lasciati svezzare dai genitori, risultano di facile addomesticamento: non è per nulla insolito che un  taranta venga a mangiare dalle mani del suo allevatore.

Sono decisamente robusti, non hanno paura del clima caldo dell'estate ne del freddo invernale, non soffrono gli spostamenti e le esposizioni in mostra.... insomma rappresentano per me l'Agapornis perfetto!!!!
La mia esperienza con questa specie è quella di un allevatore amatoriale che però ha raggiunto punte di oltre duecento esemplari in allevamento e di quaranta coppie in riproduzione ottenendo prestigiose vittorie nelle mostre specialistiche più importanti e in molte edizioni del campionato italiano.

 

L'Agapornis taranta

Il taranta è una della nove specie di Agapornis esistenti ed è classificata nel primo dei tre gruppi in cui questi sono suddivisi, insieme al canus e al pullarius (accumunati, tra l'altro, dal dimorfismo sessuale - vedi tavola tassonomica). La specie è stata classificata da Stanley nel 1814 e vive tra l'Etiopia (l'antica Abissinia da cui il nome comune italiano "Inseparabile d'Abissinia") e l'Eritrea, su altipiani a oltre 1500 metri di altezza dove il clima è secco e temperato, ma l'escursione termica tra il giorno e la notte è importante (spesso superiore ai 20°C). Tra le specie ancestrali degli Agapornis è la più grande con i suoi 16,5 cm di taglia. 
E' conosciuto nei paesi anglofoni con il nome "black-winged lovebird".


olivaLe mutazioni

Non moltissime sono le mutazioni presenti nei taranta. Le più comuni sono i fatturi scurenti, presenti in forma singola o doppia (verde scuro e oliva). Ormai è abbastanza diffusa negli allevamenti italiani la mutazione misty presente in singolo o doppio fattore. E' presente in qualche allevamento il bronze fallow. Rare o rarissime tutte le altre mutazioni (vedi tutti i fenotipi del taranta).
Tra le mutazioni presenti l'unica veramente bella e vistosa è la Pale fallow, apparsa in un solo allevamento e decisamente introvabile in vendita. Se amate le mutazioni di colore vistose e la loro mescolanza il taranta non è l'Agapornis adatto a voi.

In foto una giovane femmina di Agapornis taranta oliva


I taranta in mostra

Sono ammesse a concorso, oltre al verde, il verde scuro, l'oliva e il misty; quest'ultimo esclusivamente in doppio fattore. Nelle normali mostre ornitologiche è presente una sola categoria che accorpa tutti i fenotipi di taranta (gli ammessi ovviamente) ai pullarius. Nel campionato italiano (al 2017) sono presenti attualmente la categoria verde e la categoria mutati, divise per sesso (quattro categorie in tutto).
Nelle specialistiche del nostro club l'allevatore ottiene la massima soddisfazione con ben dieci categorie dedicate ai taranta (vedi categorie CIAA)
I taranta possono essere inanellati con anelli da 4,5 o 5 mm. Io uso la misura più grande che mi mette al riparo da amare sorprese e, allo stesso tempo, garantisce l'inamovibilità richiesta.


La CITES

L'Agapornis taranta è incluso nell'allegato B e per questo il suo allevamento è vincolato da alcune semplici, ma importanti regole. Di ogni animale presente in allevamento bisognerà poter dimostrare la lecita provenienza attraverso un documento di acquisto o una denuncia di nascita. Per i dettagli consiglio la lettura di questa guida veloce
Per i neofiti valga l'importante regola di non acquisire, nemmeno in regalo, animali privi dei documenti necessari in quanto successive regolarizzazioni non saranno possibili.

L'alimentazione

Il taranta richiede una alimentazione varia, basata su miscele di semi per Agapornis arricchite con qualche elemento "pregiato" quale semi di perilla o di chia, bacche di ginepro, fichi secchi. Concentro la maggior parte delle integrazioni alla miscela di semi nel periodo che va dall'arrivo dei primi freddi (novemebre inoltrato) alla fine dello svezzamento dei novelli (maggio/giugno). Per il resto dell'anno somministro arricchimenti "calorici" solo occasionalmente.

Uso durante tutto l'anno frutta e verdura; nelle mie gabbie abbondano erbe prative di stagione (prese lontano da fonti di inquinamento chimico o biologico) oltre a foglie di cavolo o verza, carota, mela. Aggiungo pastone all'uovo solo nel periodo che va dal precova allo svezzamento dei novelli. A questi ultimi continuo a fornire pastone un paio di volte a settimana per tutto il primo anno di vita.
Occasionalmente fornisco, nel periodo della riproduzione, anche camole della farina che vengono molto apprezzate da alcuni esemplari e completamente ignorate da altri.
Fornisco inoltre vitamine in polvere mescolate al pastoncino secco (aggregate con l'aggiunta di qualche cucchiaio di olio di semi) e una vaschetta a parte con sali minerali. Un paio di volte all'anno, e sempre prima delle deposizioni, faccio una integrazione di calcio generalmente inserendo del gluconato nell'acqua da bere.


L'allevamento

Allevo in gabbie da 120 cm e da 90 cm, in ogni gabbia ospito una sola coppia. Tutti i novelli li allevo in voliera dall'età di circa quattro mesi, momento in cui li separo dai genitori. Occasionalmente ho allevato in gabbie da 60 cm con ottimi risultati riproduttivi, ma considero questa soluzione troppo limitante se intesa a tempo indeterminato.novellipadre
Utilizzo inoltre diversi gabbioni da 150 cm dove tengo i maschi in esubero, purtroppo non ho mai dovuto studiare la sistemazione delle femmine in esubero, non avendone mai avuto una!
In genere ho le nascite tra febbraio e marzo. Ad inizio estate metto i novelli in voliera dove li tengo per circa un anno. Nell'estate successiva seleziono i migliori esemplari per le mostre e, a fine periodo, tra loro seleziono i riproduttori da mantenere in allevamento.
La formazione della coppia avviene senza alcuna difficoltà e senza l'adozione di particolari precauzioni. In tanti anni ho formato oltre un centinaio di coppie e solo in un caso ho assistito all'aggressione subita dal maschio da parte della femmina. Non considero questo aspetto motlo importante, ma non è male agire con prudenza, inserendo la femmina nella gabbia del maschio oppure entrambe gli animali in una gabbia nuova.

Con le nascite in fine inverno / primavera è solo in casi eccezionali che mi ritrovo, in autunno, animali adatti ad essere esposti in mostra. A volte capita ed è una bella soddisfazione: quest'anno per esempio una femmina verde scura dell'anno ha vinto all'italiano e altri mutati in mostre specialistiche. Negli esemplari verdi il livello competitivo è più alto e la cosa si fa più difficile. La norma è che i miei esemplari vengono esposti al secondo anno quando hanno raggiunto la piena maturità. 

Il dimorfismo sessuale nei taranta si manifesta attraverso piccoli, a volte impercettibili, segnali (forma della testa, taglia, disegno del sottoala). Poi, all'improvviso deflagra con l'apparizione delle prime piumette  rosse sulla fronte.
A seconda degli esemplari e del periodo dell'anno la presenza del rosso si verifica già nel nido, o addiruttura sei mesi dopo la nascita. L'occhio esperto riconosce con un buon grado di certezza il sesso dei propri animali, ma mentre è sicuro il sesso maschile all'apparire delle piume rosse, non è affatto certo il sesso femminile prima che siano passati almeno quattro mesi dalla nascita, meglio sei.

 

La riproduzione

femminanidoI taranta si riproducono con una relativa facilità, anche se differentemente dalla specie più "facili", solo quando le condizioni sono quelle da loro percepite come ottimali. Non è infatti raro sistemare un nido in settembre per avere a gennaio la prima riproduzione. I miei, con il nido a disposizione tendono a deporre all'arrivo dei primi freddi, di solito nel periodo natalizio, e poi una seconda volta in marzo/aprile. In altri allevamenti  è comune la deposizione in ottobre che da me rappresenta un evento molto raro. Il mio allevamento si trova nel centro Italia, ma in una zona interna abbastanza fredda in inverno.
Negli ultimi anni, visto l'abbondanza di soggetti in allevamento, metto a disposizione i nidi in febbraio e ottengo una deposizione delle uova ai primi di marzo. Solo alle coppie che non hanno successo lascio tentare una seconda deposizione. Non vado mai oltre i primi di aprile perchè altrimenti mi troverei agli arrivi del gran caldo con i pulli ancora nei nidi. 

Lo svezzamento dei piccoli avviene più lentamente delle altre specie di Agapornis, in particolare i pulli non hanno alcuna fretta di abbandonare il nido anche quando con il piumaggio al completo. La riproduzione è facilitata, e generalmente sincronizzata, quando sono presenti più coppie e non ci sono "disturbi" di altre specie.
Al momento della stesura di questo articolo ho oltre 30 coppie di taranta che, per quanto poco chiassose, fanno pur sempre il loro "baccano". E' sufficiente inserire nel locale una gabbietta contenente una coppia di roseicollis per ridurre al silenzio tutte le coppie di taranta intimorite dal vocio dei "cugini".

Il taranta depone nei classici nidi a cassetta da Agapornis, ma predilige quelli a doppia camera. pulliadultiLe femmine entrano nel nido diversi giorni prima della deposizione e vi passano la maggior parte della giornata. Conosco ormai bene i miei animali e so che  inserendo il nido nei giusti periodi posso ottenere la deposizione dopo circa dieci giorni, ma non è insolito che qualche femmina impieghi un mese prima di deporre.

Alcuni esemplari femmine si spiumano nella zona del petto durante la preparazione del sito di deposizione, ma sembrerebbe solo il residuo di un comportamento atavico visto che di solito ha una importanza veramente non significativa nell'allestimento. Alcune coppie durante questo periodo tendono a picarsi reciprocamente sulla testa. Generalmente la femmina sul maschio, raramente il contrario. Non capita a tutte le coppie e sugli stessi esemplari non capita tutti gli anni. Non ho ancora capito se si tratta di un disturbo comportamentale e se sia il frutto di una qualche carenza alimentare. Gli animali, se isolati, rimettono immediatamente a posto il piumaggio.
La femmina prima di deporre provvede ad una pulitura minuziosa del fondo del nido. Qualsiasi materiale scelto dall'allevatore (tutolo di mais, segatura di legno naturale, fieno, faggiolino) viene espulso fuori dal nido o ammucchiato nella prima camera nel caso dei nidi doppi. Questo comportamento si blocca dopo la deposizione del primo uovo. Consiglio di inserire poco materiale in questo momento visto che non sarà più espulso e proteggerà le uova dagli urti. La presenza di materiale sul fondo migliorerà la posizione dei pulli e limiterà problemi con l'apertura delle zampine (non favorendo le displasie delle anche più o meno gravi, fortunatamente anch'esse fenomeno abbastanza raro)
Le uova deposte vanno da tre a cinque. Nella mia esperienza ho avuto un nido con sette uova fertili (tutte schiuse), ma è stato un evento che classificherei come eccezionale.
La cova dura circa 28 giorni, durante i quali la femmina non abbandona quasi mai il nido. Il taranta ha però una cova non regolare come quella di altre specie e capita non di rado di assistere a schiuse ritardate. Per questo motivo, ad esclusione di casi con uova non feconde, sconsiglio l'asportazione delle uova non schiuse prima dei 32/35 giorni.

Non ci sono problemi con le ispezioni dei nidi: un 50% delle femmine escono all'apertura dello sportello, il restante 50% resta impietrita in una angolo della camera consentendo la manipolazione di uova e pulli con relativa tranquillità. Ovviamente le operazioni all'interno del nido saranno quelle indispensabili (speratura, controllo nascite, inanellamento) e saranno condotte con la massima discrezione.
In genere si assiste ad una prevalenza di nascite di sesso maschile. Per questo chi inizia con l'allevamento eviterà di acquistare esemplari maschi spaiati a meno che non siano esemplari di particolare pregio. L'annuncio di nidiate interamente di sesso femminile di solito si rileva un maldestro tentativo di sessaggio prematuro. Il fenomeno è talmente importante che l'acquisto di una femmina singola si trasforma spesso in una impresa. 

 

Le malattie

I taranta non soffrono di disturbi particolari, ma sono soggetti alle patologie comuni alle altre specie del genere Agapornis. In particolare si dovrà prestare attenzione alle virosi (in particolare Polyoma virus e PBDF), megabatteriosi (fungo) e alle comuni infezioni batteriche.
Per quanto riguarda le virosi cure non esistono e quindi sarà necessario lavorare sulla prevenzione evitando tutti i contatti non strettamente necessari con il mondo esterno e, soprattutto, lavorando sul livello di funzionamento del sistema immunitario. Meglio stanno gli animali meno è facile che vengano contagiati.
Personalmente non ho mai visto segni di PBFD su esemplari di taranta, mentre ho sentito di qualche diagnosi di Polyoma. Come i più robusti roseicollis anche i taranta convivono ormai con queste malattie, ma tenersene alla larga è decisamente meglio.

La megabatteriosi è un fungo che spesso colpisce gli animali indeboliti da malattie virali preesistenti, oppure da cattive condizioni di allevamento. Una volta veniva curato con l'Amfotericina b che attualmente non è più in commercio. La megabatteriosi deve essere diagnosticata da esami clinici, sarà il vostro veterinario a suggerirvi i trattamenti migliori.
Le principali infezioni batteriche si risolvono quasi sempre con cure attraverso antibiotici a largo spettro, ma anche qui è di gran lunga preferibile l'esame per individuare i ceppi presenti e le resistenze ai vari antibiotici (antibiogramma). Prima della stagione cove è consigliabile prelevare feci fresche e richiedere un esame microbiologico per la ricerca di batteri. In un ambiente chiuso e stabile sarà sufficiente raccogliere pochissimi campioni per avere una idea chiara della situazione. L'uso indiscriminato di antibiotici in assenza di esami, oltre che dannoso per gli animali e per la comunità di allevatori (per le resistenze indotte) è nella maggior parte dei casi poco utile.

Probabile la presenza di PDD (proventricolite dilatativa) che, visto il costo e l'inaffidabilità dei test, è diffusa in modo silente negli allevamenti.

Nella mia lunga esperienza non ho mai visto esemplari di candida nè osservato la presenza di parassiti (acari) o vermi.

La pica dei nidiacei è abbastanza rara e, nel caso, contenuta.

I campanelli d'allarme che risvegliano l'attenzione dell'allevatore, oltre alle evidenti morti embrionali o dei nidiacei, eventi che sarebbe meglio prevenire, sono il dimagrimento degli animali, la scarsa lucentezza del piumaggio, la presenza di feci anomale. L'allevatore deve avere la buona abitudine di manipolare i propri animali; solo la palpazione manuale del petto ci permette di percepire immediatamente segni di dimagrimento. L'osservazione dello stato del piumaggio e delle feci e il controllo del regolare consumo di acqua e cibo ci consentono di rilevare la presenza di un problema con un utile anticipo.

 

Conclusioni

Dopo i tanti anni di stretto contatto con i miei taranta mi sento di poter consigliare a tutti l'allevamento di questo splendido Agapornis. Il costo degli animali è ancora piuttosto elevato rispetto ad alcune altre specie di inseparabili, ma quasi dimezzato rispetto a pochi anni fa grazie all'eccellente lavoro di molti allevatori con i quali ho la fortuna di intrattenere piacevolissimi rapporti di amicizia. L'acquisto di una, meglio due coppie di taranta è ormai alla portata di tutte le tasche.

Sono disponibile per qualsiasi chiarimento o per raccogliere osservazioni all'indirizzo email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.