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Un caso di distocia in un Agapornis roseicollis

Del dr. Tommaso Collarile CVS Centro Veterinario Specialistico

 

Le patologie e gli incidenti legati a disfunzioni dell’apparato riproduttore sono tra le più frequenti nei nostri uccelli d’allevamento.
A differenza di quello che molti pensano, le patologie nelle femmine riproduttrici non si limitano alla classica “ritenzione dell’uovo”. Il processo di ovulazione e produzione dell’uovo fino alla deposizione può incontrare problemi a vari livelli; abbiamo quindi patologie che vanno dalla così detta “celomite asettica da uovo”, a salpingiti (infiammazioni dell’ovidotto) di vario grado, all’interruzione dello sviluppo dell’uovo ancor prima della formazione del guscio che può produrre uova degenerate “a strati”.

 

 

 

 

Anche la vera e propria ritenzione può avere diversi decorsi e deve essere valutata e approcciata diversamente da caso a caso: possiamo trovarci di fronte ad un uovo normale, pronto per la deposizione che non avviene per motivi diversi, oppure l’uovo può essere alterato di forma e dimensioni o può rompersi all’interno della salpinge creando seri pericoli. I sintomi riscontrabili in una femmina che presenta distocia sono i seguenti: abbattimento, arruffamento del piumaggio, stazione sul fondo della gabbia e incapacità di volare, difficoltà respiratoria (movimento ritmico della coda), evacuazioni rare e voluminose, regione cloacale sporca di feci, sangue nelle feci (ovviamente possono essere presenti uno o più dei sintomi elencati). 

Quando l’allevatore riscontra questi segni deve intervenire imediatamente. Se non è possibile recarsi subito dal veterinario è consigliato nel frattempo separare il soggetto e porlo in un ambiente controllato, possibilmente una gabbia calda con acqua e cibo facilmente accessibili. È bene creare un ambiente piuttosto umido e somministrare del calcio carbonato per via orale o calcio gluconato per via orale o iniettabile.
Nel caso in questione, come si può osservare dalla radiografia (vedi figura), la femmina di Agapornis roseicollis presentava un uovo formato, con guscio calcificato, ma rotto. 

 

 

 

Questa situazione patologica mette a rischio la vita della riproduttrice in quanto è altamente improbabile che l’uovo possa essere espulso. Per di più i frammenti di guscio possono creare delle lesioni più o meno gravi alla mucosa della salpinge che può andare in contro anche a lacerazione. Dal punto di vista terapeutico in questi casi è possibile intervenire o per via endoscopica o per via chirurgica. Nella mia esperienza la via chirurgica, per quanto più invasiva, è consigliata perché più rapida e più efficace.
La pappagallina è stata ricoverata e sottoposta a terapia di sostegno e pre-chirugica. Al momento dell’intervento è stata indotta l’anestesia gassosa che è stata poi monitorata con degli strumenti che, anche in un paziente di 50g, ci hanno permesso di tenere sotto controllo respirazione e attività cardiaca. La chirurgia (vedi figura) è stata svolta con accesso mediale: dopo aver inciso la cute e la parete muscolare è stato individuato l’ovidotto. Nel punto in cui si visualizzava il guscio è stato inciso l’ovidotto facendo attenzione che il materiale liquido al suo interno non andasse a inquinare la cavità celomatica del paziente. È stato attentamente rimosso l’uovo con tutti i frammenti di guscio ed è stata suturata la sottile parete dell’ovidotto. Quest’operazione consente di preservare le potenzialità riproduttive della femmina. Una volta suturato la parete muscolare e la cute, il paziente è stato risvegliato. Prima di dimettere il pappagallo è stata eseguita una terapia farmacologica per posticipare la produzione di nuove uova. La cicatrizzazione dell’ovidutto avviene molto rapidamente, ma per evitare possibili recidive in futuro andranno valutate tutte le condizioni che possono essere alla base di una distocia: alimentazione, infezioni dell’apparato riproduttivo, sfruttamento della femmina, condizioni ambientali.

 

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Note: 
Distocia= condizione in cui la femmina non è in grado di deporre l’uovo
Salpinge= ovidotto
Celomite= l’equivalente della peritonite dei mammiferi

 

 

 

 

 

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